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poesia

Recensione: Ocean Vuong, Il tempo è una madre

Ocean Vuong, Il tempo è un madre, Guanda

Recensione del libro di poesia “Il tempo è una madre” di Ocean Vuong (Guanda, 2023). È un tipo di poesia scrittura che richiede una lettura a pieni polmoni. Si tratta della seconda raccolta del poeta vietnamita-americano, scritta all’indomani della morte di sua madre. Racconta, in versi sciolti, cosa significhi essere letteralmente fuori controllo. La relazione genitore-figlio è stata il nucleo della scrittura del 33enne Ocean Vuong. La famiglia del poeta americano fuggì dal Vietnam in un campo profughi nelle Filippine, prima di emigrare negli Stati Uniti. Suo padre li abbandonò, mentre la madre lavorava in un salone di bellezza. “Il tempo è una madre” è la sua seconda raccolta di poesie ed è stata scritta all’indomani della morte di sua madre.

Intervista: Cristina Alziati, Quarantanove poesie e altri disturbi

Cristina Alziati, Recensione: Cristina Alziati, Quarantanove poesie e altri disturbi, Marcos y Marcos

Andrea Carloni intervista Cristina Alziati, poeta, tornata in libreria dopo alcuni anni di silenzio con “Quarantanove poesie e altri disturbi” (Marcos y Marcos, 2023). L’ha incontrata in occasione di Vive Voci 2023 – II edizione del Festival della poesia contemporanea di Padova.

Recensione: Sonia Bergamasco, Il quaderno

Sonia Bergamasco_Il quaderno_La Nave di Teseo_2022

Sonia Bergamasco, attrice e regista, pubblica con La Nave di Teseo, la sua raccolta di poesie “Il quaderno”. Presentato nella I edizione di Vive Voci, Festival della poesia contemporanea di Padova, la recensione del libro è di Carlo Albarello

Recensione: Barbara Giuliani, Bianca

Barbara Giuliani, Bianca, Neo Edizioni, 2022

Vi propongo, così come ho fatto su Radio Padova, la recensione del libro di poesia “Bianca” di Barbara Giuliani (Neo, 2022). La copertina del libro è esemplificativa: il nero di un vestito e la testa che esplode in fiori rigogliosi e colorati. Sono poesie esplosive, di una voce intrisa di presente. Il libro si chiude con una postfazione di Lorenzo Kruger.